Real Fabbrica di Capodimonte - FABBRICA BOMBONIERE LE GEMME DI NAPOLI - CREAZIONI COPPOLA - BOMBONIERE DI CAPODIMONTE - 2017

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Real Fabbrica di Capodimonte

La porcellana di Capodimonte deve il suo nome alla zona collinare di Capodimonte a Napoli dove, nella metà del Settecento, il re Carlo di Borbone e sua moglie Maria Amalia di Sassonia fondarono la Real Fabbrica di Capodimonte. Oltre al Museo di Capodimonte le porcellane prodotte da questa celebre fabbrica sono conservate in pregevole quantità anche al Museo Duca di Martina, presso la villa Floridiana, al Museo Filangieri e al Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes.
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La storia

Per risalire alle origini della porcellana di Capodimonte è necessario risalire alle origini stesse della porcellana. I primi oggetti in porcellana risalgono al Duecento e furono conosciuti in Europa grazie a viaggiatori come Marco Polo che di ritorno dal suo lungo soggiorno a Pechino durante la dinastia Yuan, importarono dalla Cina una sorta di proto-porcellana ovvero una ceramica a pasta dura verniciata di bianco o marrone. L'Europa guardava attonita a questi oggetti nella totale incapacità di imitarli.

Risultati di qualche valore furono conseguiti solo nella Firenze del Cinquecento, dove i laboratori di alchimia di Francesco I de' Medici, già intorno al 1575, riuscirono ad ottenere un tipo di porcellana a pasta tenera, nota appunto come porcellana medicea: imperfetta sul piano tecnico (bollicine, screpolature, ecc.), veniva decorata a motivi blu cobalto, vagamente ispirati alla contemporanea produzione cinese. Se ne conoscono in tutto una cinquantina di pezzi. Non sembra tuttavia, che la produzione sia sopravvissuta alla morte di Francesco[2], né che tali esperimenti abbiano avuto conseguenze per la successiva storia della porcellana europea.

Alla fine del XVII secolo, in un periodo di grande fervore scientifico, L'Academie des Sciences in Francia e la Royal Society in Inghilterra cominciano a studiare il problema della fabbricazione della porcellana.

Agli inizi del 1700 lo studioso sassone Johann Friedrich Böttger ne scopre la composizione. Si tratta di una fusione di caolino (granuli che cuociono ad alte temperature) e feldspato (un minerale legante). Nel 1710 nasce la fabbrica tedesca di Meissen sotto la tutela delle autorità sassoni che esercitano stretti controlli per evitare l'imprenditoria in concorrenza. Questo non impedisce il sorgere di altre fabbriche produttrici di porcellana. Di quegli anni è la nascita della porcellana di Sèvres in Francia, di Capodimonte a Napoli, di Vezzi a Venezia, seguita nel secondo quarto del XVIII secolo da quelle di Porcellana Ginori a Doccia a Doccia e di Vinovo in Piemonte
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Real Fabbrica di Capodimonte

Nel 1743 a Napoli, nei primi anni della nuova dinastia borbonica, il re Carlo e sua moglie, la regina Maria Amalia di Sassonia fondano all'interno della famosa Reggia di Capodimonte, oggi Museo, la Real Fabbrica dando inizio ad una tradizione che non è mai finita.[3] Tra i loro principali collaboratori si annoverarono il chimico belga Livio Ottavio Schepers e il decoratore piacentino Giovanni Caselli.

La porcellana che si produce in questa zona ha delle caratteristiche peculiari che la distinguono dalla porcellana nord europea. Al sud Italia, infatti, non c'è il caolino pertanto l'impasto si compone di una fusione di varie argille provenienti dalla cave del sud miste al feldspato. Ne deriva un impasto tenero dal colorato latteo, che renderà questa manifattura, unica nella storia della porcellana.

La porcellana "tenera" infatti, durante la cottura si ritira di circa il 20%, e se da una parte si perdono dovizie di dettagli tipici della porcellana nord europea dall'altra ritroviamo uno stile inconfondibile pervaso da un'armonia strutturale naturalista.

Le figure di spicco in quegli anni sono lo scultore Giuseppe Gricci, il Giovanni Caselli ed il chimico Livio Vittorio Schepers che perfezionò la composizione dell'impasto.

La massima espressione dell'abilità plastica e pittorica degli artisti di Capodimonte è il Salottino di porcellana creato dallo scultore Giuseppe Gricci per la regina Amalia.
Al suo rientro in Spagna, Carlo di Borbone porta con sé tutte le opere prodotte. Segue un periodo di stasi nella produzione di opere in porcellana ed è solo nel 1773 che Ferdinando IV, suo figlio, ormai adulto, fonda la Real Fabbrica Ferdinandea, che raccoglie in seno gli artisti italiani, in particolare toscani, e quelli tedeschi più esperti.

Il periodo di massimo splendore di questa fabbrica si è avuto sotto la direzione artistica di Domenico Venuti. Nel ventennio tra il 1780 ed il 1800 nasce una vera e propria Scuola d'Arte e vengono prodotti sontuosi servizi da tavola e prezioso vasellame che sono tutt'oggi conservati nel Museo di Capodimonte.

 
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